Abbiamo deciso di supportare Ivan Basso perché è uno dei pochi ad aver pagato, giustamente, senza chiedere sconti di pena, a fronte di quanti (non pochi e forse nemmeno solo ciclisti) non hanno pagato ed hanno invece continuato a correre, magari anche a vincere. Siamo convinti che non è cancellando dal ciclismo il nome di quanti hanno sbagliato che possiamo ottenere uno sport migliore: nulla ci garantisce che le nuove generazioni siano meglio della presente o di quelle passate, lo abbiamo imparato per esperienza.

Riteniamo che ad ogni atleta che chiede un supporto per ritornare ad un ciclismo credibile è bene che un tale aiuto non sia negato: il ciclismo è in una situazione di grave emergenza – purtroppo da noi paventata più di una decina d’anni fa – e per riemergere c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Anche di coloro che hanno sbagliato una prima volta, se la loro scelta di cambiamento è supportata da ragionevoli elementi di credibilità.

Per queste ragioni, che non ci aspettiamo siano comprese e condivise da tutti, all’inizio di febbraio del 2008 abbiamo incominciato a lavorare al fianco di Ivan. Giorno dopo giorno ci siamo sempre più convinti che la sua voglia di affrontare il rientro alle corse e la prosecuzione della sua carriera in modo trasparente, risponda ad una sua scelta autentica, sin qui supportata dai fatti (disponibilità ad ogni tipo di controllo anti-doping, compreso il monitoraggio della massa emoglobinica).

Gli abbiamo dato fiducia a febbraio 2008 ed ancor più gliene diamo oggi. La strada che lui ha scelto ora con determinazione rappresenta un segnale di cambiamento autentico che nasce dal di dentro del movimento ciclistico, ed è a nostro avviso è più che mai importante oggi per i professionisti, per i giovani, ma anche per tutto il mondo che ruota attorno al ciclismo ed allo sport in generale.

La nostra profonda convinzione è che Ivan, a prescindere dai risultati, non ci deluderà. Il tempo potrà darci (forse) una risposta.

Aldo Sassi
Mapei Sport

 

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