Nel calcio moderno i dati sono ovunque: GPS, sensori, cardiofrequenzimetri e app raccolgono migliaia di informazioni su ogni sessione di allenamento. Ma quali di questi numeri sono davvero utili per capire quanto si affaticano i giovani calciatori?
Risponde a questa domanda Identifying Training Load Variables for Elite Youth Soccer Through a Conceptual Framework, l’ultimo studio pubblicato dal Centro Ricerche Mapei Sport a febbraio sull’International Journal of Sports Physiology and Performance. Ermanno Rampinini, direttore operativo e responsabile dello Human Performance Lab del centro varesino, con Darragh Connolly dello Sport Science and R&D Department del Juventus Football Club di Torino e i colleghi della University of Technology di Sydney Sean Stolp e Aaron J. Coutts hanno analizzato due stagioni di allenamenti di 145 calciatori d’elite delle categorie Under 15 e Under 19.
I ricercatori hanno utilizzato GPS e sensori di movimento per registrare distanze percorse, sprint, accelerazioni e decelerazioni. A questi dati hanno affiancato indicatori fisiologici come la frequenza cardiaca e la percezione soggettiva dello sforzo dichiarata dai giocatori.
Dall’analisi è emerso che il carico di lavoro di un calciatore non può essere descritto da un solo indicatore. In realtà dipende da quattro dimensioni principali:
- il volume totale di lavoro, come la distanza percorsa;
- la quantità di corsa ad alta velocità e sprint;
- il numero di accelerazioni e decelerazioni, che rappresentano uno stress biomeccanico importante;
- la risposta fisiologica, misurata con la frequenza cardiaca.
Secondo gli autori, queste quattro categorie di dati sono quelle che meglio rappresentano lo stress fisico subito dagli atleti durante allenamenti e partite.
Un altro risultato interessante riguarda l’età: anche se le dimensioni del carico restano simili tra Under 15 e Under 19, l’importanza relativa delle variabili cambia con lo sviluppo dei giocatori.
In sintesi, per gestire al meglio l’allenamento dei giovani talenti e la loro crescita non basta guardare un solo numero. Serve combinare dati di movimento e risposte fisiologiche per ottenere un quadro completo della fatica degli atleti.